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"Nel mio mestiere è molto facile inaridirsi e sentirsi come paralizzati. Allora ciò che si dipinge non vale niente. Quando vale qualcosa, dipingere non è faticoso. Tutto ciò che di diverso potete aver letto o sentito dire è un monte di sciocchezze."

Fabio de Poli con Mario Ceroli Giugno 2008
(Foto Di Marco Giacomelli)

Manifesti Capalbio Cinema

Nuovi Collages:

2008 - cm.52 x 40

Vetrata realizzata da Fabio De Poli per il nuovo Ospedale Pediatrico Meyer:

Notte di Luna

Fabio De Poli a Vasto
Clicca sulla foto per ingrandire

2 mosaici realizzati nella città di Vasto su un edificio di civile abitazione progettato dallo studio DEARCH e realizzato da GIULIANO COSTRUZIONI - MATERIALI IRIS. Coordinatore del progetto: Nicola Cucinieri

Omar Calabrese per Fabio de Poli
Quando si osservano le opere di Fabio De Poli, si viene subito sorpresi dal sentimento di un aria di famiglia. E questo avviene su piani diversi: quello della cultura artistica, più sofisticato e riflessivo, e quello della sensazione immediata, più spontanea e non necessariamente dotata di bagaglio culturale precedente.
Ma le due percezioni, come vedremo, non sono affatto così distinte come potrebbe sembrare.
Cominciamo dalla sensazione colta.
De Poli può essere facilmente iscritto in una tendenza che - con molte improprietà - chiameremo "pop art europea". Non a caso molti soggetti, o certi dettagli, delle sue opere fanno venire in mente, citando a caso, l'inglese Joe Tilson, lo spagnolo Eduardo Arroyo, l'italiano Valerio Adami, e magari molti altri personaggi che hanno popolato la scena figurativa a pertire dagli anni Sessanta.
Anzi: per la precisione a partire dal 1963, quando i riflessi della pop art americana

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